Sunday 15. December 2019
Media
Speech, 05/10/2019

 

The speech of the COMECE General Secretary

addressed to the CCEE Plenary Assembly

Santiago de Compostela, 3-6 October 2019

 

 

Eccellenze reverendissime, confratelli nel sacerdozio, cari amici,

 

E’ per un grande piacere poter essere con Voi questi giorni e partecipare all’Assemblea Plenaria del CCEE in questa bellissima città di Santiago de Compostela, tanto importante per l’Europa, nella periferia -finis terrae- ma per tanti versi nel centro del continente, una città che mi porta tanti ricordi, un vero cortile dei gentili, come ha detto il suo arcivescovo, Don Julian Barrio, in alcune occasioni.

 

Il mio mandato di Segretario Generale della COMECE ha avuto inizio poche settimane fa’, ma ho avuto già la possibilità di incontrare cordialmente il Vostro Segretario Generale Don Martin Michalíček a Bruxelles.

 

Mi sono già familiarizzato anche con i primi passi verso il Congresso Eucaristico del settembre 2020 a Budapest e le Settimane Sociali Europee del 2021 a Bratislava. Sono fiducioso che in entrambe le occasioni sarà possibile continuare in maniera fraterna la consolidata collaborazione tra COMECE e CCEE.

 

Porto anche a tutti Voi il cordiale saluto del presidente della COMECE, sua Eccellenza Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, che oggi sarà creato cardinale da papa Francesco e che perciò non può essere presente a questo incontro, come avrebbe desiderato.

 

Il primo periodo come segretario generale alla COMECE è stato dedicato ad entrare in contatto con il complesso, ma anche stimolante, microcosmo di Bruxelles. Sto approfondendo la conoscenza delle istituzioni dell’Unione Europea, i loro compiti ed il loro funzionamento. In questo mi sono di grande assistenza tutti i collaboratori del Segretariato COMECE di Bruxelles. E’ un team unito e motivato che consente alla Chiesa di contribuire giornalmente alle politiche dell’Unione Europea in maniera puntuale ed efficace.

 

Spero anche che la mia esperienza di dialogo presso la Conferenza Episcopale Spagnola - in ambito interreligioso ed ecumenico - possa acquistare valore aggiunto sia nel contesto delle relazioni con le istituzioni UE, che nei contatti con partner ecumenici o di altre comunità religiose.

 

Ho fatto riferimento alle istituzioni dell’Unione Europea. Per queste - al di là delle strutture di supporto come i Direttorati Generali della Commissione Europea, che continuano il loro certosino lavoro quotidiano - siamo di fronte ad un passaggio-chiave.

 

Il Parlamento Europeo è stato fortemente rinnovato. La temuta ondata di esponenti estremisti è stata evitata, anche grazie ad una partecipazione sorprendente da parte degli elettori. Il rinnovato scenario parlamentare richiede però molto lavoro per riallacciare contatti e trovarne di nuovi -e in questo il vostro aiuto potrebbe essere molto utile, segnalandoci parlamentari eletti dei vostri rispettivi paesi che conoscete con i quali possiamo stabilire un contatto- e questo sempre nell’ottica della promozione del Bene Comune ed all’insegna di un dialogo rispettoso e costruttivo.

 

La nuova Commissione Europea affronta in questi giorni l’impegnativo test delle udienze parlamentari per i Commissari-designati. La Presidente-eletta della Commissione, Ursula von der Leyen, ha già impresso un impulso forte al ruolo della propria istituzione. Il ricorso alla controversa espressione «European Way of Life» ha creato molto rumore a Bruxelles e a livello nazionale, soprattutto per la sua associazione al Commissario responsabile per immigrazione e asilo. Al di là dell’etichette, però, l’efficacia delle politiche proposte dalla Commissione Europea si misurerà piuttosto «sul campo» e nel dettaglio dei singoli, spesso tecnici, dossier UE.

 

Ripensando alla Dichiarazione che la COMECE aveva emesso in vista delle Elezioni Europee 2019, credo si possa salutare con piacere la previsione - per la prima volta - di un Commissario Europeo responsabile per la demografia. La demografia era stata indicata proprio nello Statement COMECE come una delle priorità di maggiore urgenza per il futuro dell’Europa.

 

Ciò mi consente di connettermi al tema di questo incontro «Europa, tempo di risveglio? I segni della speranza cristiana?». A mio avviso proprio da un rinnovato e determinato approccio alla questione demografica si possono porre le basi per un risveglio dell’Europa. L’Unione Europea può fornire un contributo importante in questo senso. Papa Francesco, sia nel suo discorso al parlamento europeo a Strasburgo nel 2014, sia anche nel suo discorso in occasione del conferimento del premio Carlo Magno nel 2016, ha parlato di una «Europa nonna» e dell’importanza di dare speranza ai giovani, che sono il futuro e il presente dei nostri popoli, anche per mezzo di eque politiche economiche che generino lavori degni.

 

Vi sono segnali di risveglio? A mio avviso, sì. Si può notare un risveglio nella società, ed in particolare tra i giovani, della preoccupazione per la cura del creato. In questo contesto, l’importanza attribuita al clima ed all’ambiente nelle azioni della prossima Commissione Europea non può che essere apprezzato. L’Europa deve essere all’avanguardia ed assumere un ruolo di primo piano su questo, come su altri dossier di rilievo globale.

 

L’impatto dell’Enciclica Laudato Si’ è sempre più evidente a livello UE e la COMECE è stata e sarà attiva nel continuare a trasporre il suo messaggio a fronte delle istituzioni dell’Unione, richiamandole alla loro responsabilità nell’integrare il messaggio di un testo che Papa Francesco non si stanca mai di definire «sociale» piuttosto che «ambientale».

 

La percentuale veramente incoraggiante dei votanti nelle ultime Elezioni Europee, nonostante tutte le forze contrarie tese a spingere i cittadini all’indifferenza o all’anti-politica, può far bene sperare per il futuro del nostro continente. E’ una speranza legata al fatto che i cittadini sembrano essersi risvegliati all’idea che il futuro dell’Europa è nelle loro mani e che attraverso l’esercizio dei propri doveri civici un’Europa migliore è possibile. Infatti, uno dei pericoli maggiore per il progetto europeo e la stessa democrazia sono i diversi populismi che sono sorti negli ultimi in tanti dei nostri paesi, come anche ha ricordato recentemente il presidente della COMECE in una intervista. Una minaccia contro la quale dobbiamo stare in guardia.

 

L’altro ieri il cardinale Bagnasco ha parlato del valore simbolico del fuoco che pochi mesi fa’ ha seriamente danneggiato la Cattedrale di Notre Dame a Parigi e come questo avesse portato a un certo risveglio delle coscienze sull’identità di Europa. Qualcosa di simile può essere detto per le ultime elezioni europee e ci sono altri segnali in questa direzione. Un risveglio che implica una presa di coscienza dei valori che costituiscono l’anima di Europa e che non possiamo perdere, come il riconoscimento della dignità della persona, la solidarietà, la promozione della famiglia, la difesa della vita, come ci ricordava ieri anche il Papa nel messaggio che ci ha diretto.

 

Guardando alla presenza tra di Voi di rappresentanti di paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, sottolineo con piacere che la COMECE è attenta alle politiche di vicinato. Proprio questo mese il Segretariato COMECE invierà alla Commissione un contributo sul tema del futuro del Partenariato con i paesi dell’Est.

 

Anche questo ci fa ritornare al tema speranza/risveglio. Vi è una certa nuova coscienza della missione dell’Europa rispetto al mondo nell’ambito del multilateralismo, della pace, dei diritti umani, rispetto ad altri attori geopolitici come la Cina, la Russia e gli Stati Uniti.

 

Senza dialogo non vi può essere speranza. La presenza della COMECE a Bruxelles è anche una presenza di dialogo. Recentemente abbiamo co-organizzato un evento per giovani appartenenti a differenti fedi. Il tema della gioventù è un tema sul quale la COMECE continuerà certamente ad investire.

 

In tema di Unione Europea si parla ancora troppo poco di Fondi Europei. L’Unione Europea può portare speranza e risveglio anche attraverso un supporto materiale a progetti tesi al Bene Comune nei nostri Paesi. La Chiesa dovrebbe attrezzarsi ed essere ancora più attiva nel cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti dell’Unione Europea. Le nostre università cattoliche negli Stati membri hanno idee, grande potenziale, ottime menti. Il supporto dei fondi UE viene forse menzionato troppo poco, in quanto rende più complicato “parlare male” dell’Unione - o scaricare su di essa i problemi creati o non risolti dalle classi dirigenti dei nostri rispettivi paesi. Al momento le istituzioni di Bruxelles sono al lavoro sul prossimo periodo di finanziamenti (2021-2027) e la COMECE segue i relativi sviluppi, che prevedono un grosso investimento in educazione.

 

In generale sulle le relazioni tra la Chiesa e l’UE credo che esse possano essere viste con ottimismo. Vedo una volontà di «ascoltare» e di «fare» da parte delle istituzioni, tenendo conto delle istanze provenienti dai vari attori interessati, inclusi quelli religiosi, e questo aldilà dal dialogo già previsto dall’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione.

 

L’impatto delle iniziative UE sulla vita dei cittadini ed anche sulla Chiesa risultano sempre più evidenti. In questo senso ho potuto già notare, in queste prime settimane di lavoro, quanto sia fondamentale la presenza del nostro Segretariato a Bruxelles, specialmente nel trasmettere alle istituzioni - come previsto dal nostro Statuto - «…le opinioni e le visioni degli Episcopati dell’Unione Europea relativi all'integrazione europea».

 

Le Commissioni ed i Gruppi di lavoro della COMECE costituiscono il luogo nel quale, più in concreto, si dispiega il dialogo con le istituzioni UE, contribuendo all’efficacia delle attività quotidiane del Segretariato COMECE. In questo contesto, posso assicurare che la presenza di un rappresentante del CCEE nelle relative riunioni è apprezzata ed utile. Allo stesso modo, la COMECE è felice di contribuire ai lavori delle corrispondenti configurazioni del CCEE, ad esempio nel contesto della riunione degli esperti giuridici del prossimo dicembre, a Bratislava. Attendo con ansia di poter partecipare all’interessante ed importante iniziativa CCEE dell’incontro annuale dei portaparola ed esperti di comunicazione delle Conferenze Episcopali, del quale ho sentito parlare molto bene. Una comunicazione efficace è per me una delle priorità-chiave per la COMECE e credo che i risultati siano apprezzabili.

 

Il contributo alla speranza in Europa non può a mio avviso prescindere, e lo affermo sulla base della mia esperienza personale in questo settore, dall’ecumenismo. Le relazioni tra COMECE ed i partner ecumenici della CEC-KEK a Bruxelles sono da tempo consolidate e si collabora in maniera ottimale su una serie di temi. L’ultimo incontro congiunto con la Presidenza UE finlandese (luglio 2019) è stato molto positivo ed ha avuto un impatto utile. Credo che siano queste iniziative molto concrete, direi «di lavoro» insieme che danno un significato alla parola «ecumenismo», contribuendo a speranza e risveglio, al di là delle innegabili difficoltà e delle ovvie differenze di sensibilità ed approccio.

 

Cari Fratelli, consentitemi di terminare con una citazione da Papa Francesco sul tema della memoria. Papa Francesco affermò al Dialogo Re-thinking Europe, organizzato dalla COMECE unitamente alla Santa Sede nell’ottobre 2017 che «L’Europa vive una sorta di deficit di memoria. Tornare ad essere comunità solidale significa riscoprire il valore del proprio passato, per arricchire il proprio presente e consegnare ai posteri un futuro di speranza». Vorrei chiudere pertanto arricchendo la prospettiva su speranza e risveglio confermando il loro legame diretto con memoria e solidarietà.

 

Concludo il mio intervento ringraziando ancora per il cortese invito e per l’accoglienza, nel nome di quella comunione tra i nostri due organismi che contribuisce a rendere la Chiesa presente in Europa. Vi ringrazio e Vi auguro discussioni e deliberazioni fruttuose! Grazie per l’ascolto.

 

Photos: José Alberto García Barona

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