Wednesday 20. October 2021
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Santiago 2004 - Day 1



17 April 2004 Pilgrimage opened by Bishop Adrianus van Luyn in Santo Domingo de Silos. Vespers with the monks of Silos and first short walk. Reception and meeting with Iñigo Méndez de Vigo, Member of the European Parliament, and video message from Romano Prodi, President of the European Commission.

Speeches: Romano Prodi, President of the European Commission Bishop A.H. van Luyn Romano Prodi Eminenze, Autorità, Cari amici, sono sinceramente dispiaciuto di non poter essere con voi oggi. E lo sono per molti motivi. Personalmente, ho sempre ritenuto che il cammino di Santiago de Compostela sia un grande evento di continuità delle tradizioni cristiane e culturali della nostra Europa, e un grande messaggio di fede e di comunione che si ripete ogni anno. Un cammino che non conosce frontiere ben più recenti della sua storia, che le sorpassa unendo popoli accomunati dalla ricerca della verità e dalla professione di fede. Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela sono le tre grandi mete del pellegrinaggio di tutti noi cristiani. Come europeo, poi, credo che questo sia un anno particolare per questo cammino, che si ripete nel momento in cui stiamo unendo per la prima volta l?Europa nella pace e nella volontà di condividere stabilità e prosperità con popoli e democrazie da cui la storia recente ci aveva ingiustamente separati. La comunione che si realizza nel Cammino, oggi, deve anche ricordarci che quella stessa fede e quella stessa convinzione ci hanno permesso di abbattere i muri che solcavano l?Europa come delle cicatrici e hanno permesso alla nostra Unione di avere un nuovo, più ampio, respiro. Oggi infatti la nostra Unione, grazie al processo di unificazione continentale, si prepara a realizzare un nuovo ordine europeo respirando con quei due polmoni auspicati dal Sommo Pontefice più di venti anni fa. Quest anno, quel cammino che sin dall XI secolo raduna donne e uomini da tutta Europa intorno al santuario di San Giacomo, che affolla le strade di Santiago con tanta gente come il cielo è affollato da tante stelle, celebra anche l'estensione delle nostre stelle europee di pace e solidarietà a tanti nuovi fratelli dell'Europa centrale, orientale e meridionale. Nella città "capitale spirituale dell'unità europea" dobbiamo oggi ricordare che Chiesa ed Europa sono strettamente legate tra loro e inviare un forte segnale alla nuova Europa, che deve fondarsi su quei valori di rispetto per il prossimo, di fratellanza e di volontà di pace che fanno parte del nostro patrimonio comune di cristiani e di europei. Il cammino di per sé un momento di dialogo e di riconciliazione: quel dialogo e quella riconciliazione sono fondamentali per la costruzione della nuova Europa e per il contributo della nuova Europa alla pace e alla stabilità mondiali. Infine, sono rammaricato per la mia assenza da Presidente della Commissione, poiché in questi anni ho potuto apprezzare il vostro sostegno alla causa europea e beneficiare del vostro contributo alle tante battaglie che abbiamo intrapreso, a cominciare dall'apertura ad un dialogo strutturato con le Comunità religiose che ho voluto introdurre senza aspettare la nuova Costituzione, con il libro bianco sulla Governance europea per arrivare ai vari momenti d'incontro e discussione con la Commissione dell'Episcopato della Comunità Europa (COMECE) su vari aspetti specifici della vita politica comunitaria. La presenza, molto attiva, del vostro ufficio di Bruxelles ha poi ulteriormente contributo a favorire la nostra collaborazione e il nostro dialogo. Questa volta, impegni ufficiali legati al Summit Unione europea  Cina e ad eventi già programmati in Italia mi hanno impedito di essere con voi oggi. Sperando di poter essere con voi in un futuro molto prossimo, invio a tutti i miei più sinceri saluti e vi esprimo tutto il mio sostengo e la mia amicizia! Mons. A.H. van Luyn s.d.b. Questa sera inizia qui il nostro pellegrinaggio europeo verso Santiago de Compostela, in una delle più belle abbazie del nostro continente, espressione della secolare cultura cristiana dell'Europa. Nel X secolo Santo Domingo de Silos fu fondata da Fernan González, conte di Castiglia, ma poco dopo fu distrutta su ordine di Al Masour (= il conquistatore) emiro di Cordoba. Nel XI secolo Santo Domingo (1040-1083) ha ricostruito l'abbazia portandola a grande fioritura. Il suo successore Fortunio ha portato a termine la ricostruzione, ha consacrato la chiesa nel 1088, ed ha iniziato la costruzione del duplice chiostro, con capitelli e bassorilievi romanici di eccezionale bellezza. L'architetto e gli scultori, rimasti anonimi, sembrano tuttora presenti di persona attraverso la loro profonda comprensione della fede evangelica, la loro creatività e il loro simbolismo. Poco meno di un millennio più tardi noi sentiamo profonda gratitudine per le loro creazioni artistiche. Questa sera, a motivo del significato simbolico per il nostro pellegrinaggio a Compostela, la nostra attenzione va in modo particolare verso il celebre bassorilievo dell'incontro di Gesù con i due discepoli sulla via di Emmaus. Gesù Cristo è raffigurato qui con gli attributi di un pellegrino medievale: il bastone e la bisaccia. Sulla bisaccia vediamo il motivo della conchiglia, è la prima raffigurazione scolpita della conchiglia come distintivo del pellegrino in cammino verso Santiago: la conchiglia di San Giacomo. Il Cristo è il prototipo del pellegrino. Il suo esempio deve essere seguito da tutti i cristiani. Per l'artista l'associazione era a portata di mano. Cleopa, infatti, chiama "peregrinus" (dal greco 'paroikeis' nella traduzione della Vulgata) quello straniero che lui e il suo compagno incontrano sulla via di Emmaus: "tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?" (Lc 24, 18). L'artista raffigura Gesù nel suo essere misterioso, come il Signore Risorto, che nello stesso tempo è compagno di viaggio e guida per tutti i suoi discepoli. Si trova là davanti ai suoi discepoli, notevolmente più alto di loro, il suo sguardo è nello stesso tempo un interrogativo e un invito. Li chiama alla sequela e li orienta verso un mondo nuovo, la Gerusalemme celeste, di cui egli stesso ha già aperto la strada con la sua passione e morte. I suoi due piedi sono simbolicamente posizionati a forbici: il piede destro è rivolto verso i discepoli come espressione della promessa di restare con loro nel cammino storico, secondo quanto ha promesso agli Apostoli prima dell'ascensione in cielo: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20). Il Cristo però non solo cammina secondo il nostro passo, ma Egli precede, il piede sinistro è già in cammino ed indica la direzione. Cristo stesso, "peregrinus" per eccellenza, è "la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6). Questa espressione artistica corrisponde a meraviglia con l'interpretazione e l'applicazione del racconto di Emmaus durante il secondo Sinodo particolare per l'Europa (dal 1 al 23 ottobre 1998). I "lineamenta", del 1998, fanno già riferimento al racconto di Emmaus come "la prima evangelizzazione ad opera del Signore Gesù, il Rabbi degli inizi, ora risuscitato alla sua perenne missione di Maestro inviato dal Padre" (p. 1) ed affermavano che "la vicenda dei due discepoli di Emmaus sta davanti alla Chiesa in Europa come un modello interpretativo della sua stessa esperienza di continente" (p. 1). Il tema del Sinodo era: "Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l'Europa". Lo "instrumentum laboris" ha scelto precisamente come quadro di riferimento costante per l'assemblea sinodale l'episodio di Emmaus: "icona interpretativa dell'odierna esperienza europea" (l. c., n. 1). L'esperienza dei due discepoli che, frustrati e scoraggiati, abbandonano la città di Gerusalemme dopo la morte in croce del loro amico e maestro, è l'esperienza di tanti uomini e donne del nostro tempo e del nostro continente. Hanno perso il ricordo della sorgente di speranza, che è il Cristo, la loro immagine di uomo si allontana sempre più dalla consapevolezza che Dio è origine e destino dell'esistenza umana, si trovano in una crisi riguardo al senso profondo della vita e le relazioni interpersonali di solidarietà e di coesione si affievoliscono progressivamente. Abbattuti come i discepoli di Emmaus sono in preda alla confusione e preferiscono fuggire lontani dalle minacce e dalle tensioni che scaturiscono dagli sviluppi nel proprio continente e a livello mondiale. Le aspettative euforiche nate dopo la fine della guerra fredda, sono largamente scomparse a causa di conflitti armati sempre più estesi e senza termine, di nuove guerre, del crescente divario tra continenti poveri e continenti ricchi, di tensioni inter-religiose ed inter-culturali, e di esplosioni di terrorismo senza riguardo di nulla e di nessuno. Dopo l'11 settembre 2001 in America - ed altri attentati a Bali, Casablanca e Istanbul - il giorno 11 marzo u.s. le bombe nelle stazioni ferroviarie di Madrid hanno portato la violenza impietosa del terrorismo anche in Europa. "Noi speravamo che...". Ad ogni modo l'Europa non è abbandonata al proprio destino. Essa ha tuttora le sue radici cristiane e, soprattutto, è sempre aperta la porta del ritorno a Cristo, sorgente di ogni speranza (cfr. Ecclesia in Europa, n. 18-21). L'Europa si trova dinanzi la sfida di scegliere nuovamente per Dio e per il Cristo, e di lasciarsi guidare dalla pedagogia del Signore Risorto. Anche per molti Europei sembra ormai uno straniero, è comunque sempre il compagno per eccellenza del loro viaggio, disposto a sentire ciò che affanna il loro cuore, ciò che li affligge, le loro paure e le loro speranze, disposto a dare testimonianza riguardo a se stesso come la via verso la Vita attraversando ogni sofferenza e morte. Possono ascoltarlo nella parola delle Scritture, possono incontrarlo nello straniero che chiede l'ospitalità, e riconoscerlo nel gesto dello spezzare il pane. Rispetta la loro libertà, ma una volta toccati da Lui nel loro cuore, possono scegliere consapevolmente in favore del Suo Vangelo ed inserirsi nella comunità dei suoi discepoli, a servizio dell'edificazione del Suo Regno di giustizia e di pace in questo mondo. Il racconto di Emmaus è narrato da Luca per farci vedere in che maniera noi stessi, peregrini di Emmaus del terzo Millennio, possiamo incontrare il Signore Risorto e come questo incontro è per noi sorgente di nuova speranza, forza ed ispirazione per seguire il Cristo e per testimoniare ad altri riguardo al nostro incontro con Lui. Ciò ovviamente vale ugualmente per noi che abbiamo già riconosciuto il Signore ed ora siamo i discepoli cui Egli ha affidato la sua Chiesa e la sua missione. Noi condividiamo "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono" (GS 1). Come loro, anche la Chiesa si trova nella "peregrinatio" verso il Regno di Dio, ma essa ha ricevuto un messaggio di salvezza che deve proporre (= proponere, cfr. GS 1) a tutti gli uomini: lo stesso Vangelo che il Cristo ha esposto ai discepoli di Emmaus, quando aprì loro il senso delle Scritture. Il racconto di Emmaus è un "testo paradigmatico per la Chiesa di oggi, e per la sua azione pastorale" (Instrumentum laboris, n. 25). Il Cristo, infatti, ci offre in questo incontro un modello classico del Suo metodo pastorale. Il racconto di Emmaus è per noi un invito a seguire il suo esempio, tanto attuale e urgente nell'Europa di oggi. 1. Il primo compito consiste nel dialogare effettivamente con la gente dell'Europa di oggi. Prima di passare alla catechesi è indispensabile un atteggiamento di ascolto e di sincero interesse per le persone concrete: "perché siete tanto afflitti?". Il Concilio vaticano II aspetta che l'intero popolo di Dio assuma questo atteggiamento e quindi non soltanto i pastori e i teologi: "E' dovere di tutto il Popolo di Dio soprattutto dei pastori e dei teologi, con l'aiuto dello Spirito Santo, di ascoltare attentamente, capire e interpretare i vari modi di parlare del nostro tempo, e di saperli giudicare alla luce della Parola di Dio, perché la verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venire presentata [= proponere] in forma più adatta" (GS n. 44). Gesù stesso, sulla via di Emmaus, prende l'iniziativa, chiede quale sia la ragione della loro tristezza, li lascia raccontare la loro storia, cammina con loro, suscita la loro fiducia e li rende disponibili per ascoltare il suo racconto, quello del Messia. Nasce così un clima di fiducia, un rapporto "relazionale" che è presupposto per suscitare la fede in Dio nel senso di fiducia nel Dio che è amore. Anche il secondo Sinodo per l'Europa attira l'attenzione su quella "capacità di discernimento realistico sulle condizioni positive e negative della fede nella nostra epoca, senza indulgere né a vuoti ottimismi né a sterili pessimismi, e di intravedere e favorire quella rete di relazioni di amore che lo Spirito santo stesso sta formando oggi in Europa e che sono riflesso di quella rete di amore che è la Trinità Santa" (Instrumentum laboris, n. 40). Soprattutto per la pastorale tra i giovani questa pedagogia della fiducia "relazionale" è un primo indispensabile presupposto. 2. Gesù poi non lascia digiuni i due discepoli riguardo alla sua interpretazione delle Scritture e la sua predicazione del Messia. La fede in Lui, il Signore Risorto, colloca in una nuova luce la sua passione e morte, e così pure ogni sofferenza e morte, offrendo una prospettiva di liberazione, di speranza di passare alla vita eterna nella Sua gloria. Oggi spetta a noi annunciare il Cristo come il Messia, il Redentore universale dell'uomo. Naturalmente non riusciremo mai a farlo in quella maniera penetrante e convincente come ha saputo fare il Signore stesso sulla via di Emmaus. Egli ha parlato di se stesso. Noi invece riprendiamo il suo racconto, però in quanto racconto che determina anche il senso della nostra vita, racconto che ispira la nostra vita, racconto che ci sorregge e ci permette di camminare. Noi abbiamo accolto quel racconto, il nostro cuore 'ardeva ... lungo il cammino", ed arde tuttora, e così la fiamma può passare al cuore di altre persone. Il nostro personale incontro con Cristo, la nostra personale e spirituale esperienza di Dio, la nostra apertura accogliente dell'opera dello Spirito Santo sono condizione di base per la credibilità della nostra predicazione. 3. Arrivato ad Emmaus il Signora "fece come se dovesse andare più lontano", ma dietro la loro insistenza entra nella loro casa. Invitano lo straniero - perché in quel momento è ancora sempre uno straniero per loro - per la cena. Poi si verifica che Egli inverte i ruoli: da invitato diventa ospite. Spezza il pane per loro. Ripete il gesto dell'ultima cena donando se stesso ai discepoli. Questi nello stesso momento si rendono conto, e quando Egli si è ritirato, ambedue ritornano verso Gerusalemme. Anche questo esempio del Signore la Chiesa è chiamata a seguirlo, anche noi come suoi discepoli siamo chiamati a seguirlo. "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 12-13). Essere ospite per lo straniero. Non è, a quanto pare, un compito molto popolare nell'Europa di oggi. L'Europa sulla via dell'unificazione pare che stenti alquanto ad accogliere tutti i gruppi etnici dei nuovi paesi che accedono all'Unione. Inoltre sta ergendo le barricate per bloccare il flusso di rifugiati politici ed economici provenienti da altri continenti, assai poveri e spesso quasi del tutto dimenticati (pensiamo in particolare all'Africa!). Resta comunque un grande compito evangelico: la effettiva solidarietà con lo straniero, con chi ha fame, con chi ha sete, con chi è nudo, malato e prigioniero. Mentre, in quanto discepoli del Signore, ci impegniamo per la pratica delle "opere di misericordia" nell'ambito del privato, spetta alle autorità responsabili creare "strutture di giustizia" nell'ambito pubblico, a qualsiasi livello, nazionale ed internazionale. Anche l'Unione Europea, in forza della sua corresponsabilità a livello mondiale, dovrà impegnarsi per la pace e la giustizia nel mondo intero. (cfr. Ecclesia in Europa, n. 111-112). offrendo spazi per "forme di intelligente accoglienza e ospitalità" al fenomeno della migrazione (Ecclesia in Europa, n. 101). Anche la Chiesa è chiamata a "servizi di accoglienza" e alla "cura pastorale" degli immigranti (ibid., n. 103). Di fronte a questo compito la Chiesa dovrà restare consapevole della propria condizione di Chiesa peregrinante. I discepoli del Signore seguono le orme di colui che è pellegrino per eccellenza. Gli "attributi del pellegrino" - il bastone di legno ricorda il legno della croce e la bisaccia, piccola di forma ed aperta sopra, non chiusa per i compagni di viaggio - richiamano la sobrietà che tiene a bada il proprio interesse e crea lo spazio per la solidarietà con i soci pellegrini, e per il dono di sé nella sequela del Signore. 4. Infine Emmaus non è il punto d'arrivo del viaggio. Ancora la sera stessa i discepoli tornano a Gerusalemme, la città della risurrezione, del Vangelo pasquale, per scambiare con gli altri discepoli le loro esperienze di fede. Il Signore Risorto è socio e guida lungo il camino verso la Gerusalemme celeste: la città di Dio, luogo dell'autentica convivenza umana, città ideale, città sulla montagna, città con le dodici porte, città che non ha più bisogno della luce del sole né di un tempio perché Dio stesso è il suo tempio e il Cristo la sua luce (cfr. Apocalisse 21, 22-23 e Instrumentum laboris, n. 35). La fede nel Vangelo pasquale è una fede "dinamica" che relativizza tutte le conquiste terrene - anche l'Unione Europea non è meta finale, ma soltanto un mezzo - e che mantiene viva in noi la consapevolezza che l'esistenza umana è un pellegrinaggio terreno, mentre la meta finale è la città di Dio, dove il Signore ci ha preceduto e verso cui ci guida. ***** Questo pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, rappresentando i 25 paesi che, a partire dal 1 maggio, faranno parte dell'unione Europea, è per noi l'occasione di un serio esame di coscienza riguardo alla Chiesa residente in questo continente (Instrumentum Laboris, n. 91). Il Sinodo del 1999 ha segnalato il rischio di un certo indebolimento nella forza con cui la Chiesa assolve la propria missione, e ci chiama ad "una pastorale più propositiva e innovativa" (Instrumentum laboris, n. 26), "un rinnovato annuncio cristiano che aiuti le persone e le nazioni a coniugare libertà e verità ed assicuri fondamenti spirituali ed etici all'unificazione economica e politica del continente" (ibid. n. 37). Il racconto dei discepoli di Emmaus ci offre elementi preziosi per testimoniare il Vangelo in maniera comprensibile e credibile: in dialogo con la gente - in particolare con i giovani - del nostro tempo. A questo fino sono necessari nuclei di convinti discepoli del Signore, più 'testimoni' che 'docenti' (Instrumentum laboris, n. 57). "Determinante appare la presenza e l'azione di cristiani, uomini e donne, che sappiano immettere nella vita del continente e negli sforzi per la sua unificazione il rispetto di ogni persona e delle diverse comunità umane, riconoscendo la loro dimensione spirituale, culturale e sociale, così da ridare speranza a quanti l'hanno persa e a favorire l'integrazione sociale di quanti vivono nel continente o vi si insediano" (Instrumentum laboris, n. 83). Il pellegrinaggio che iniziamo questa sera qui a Santo Domingo ci invita, per così dire, a ripetere nei prossimi giorni la "avventura spirituale dei discepoli in cammino verso Emmaus" (cfr. il "Messaggio" del secondo Sinodo dei Vescovi dell'Europa, ottobre 1999). Guardiamo come in uno specchio il bassorilievo dei due discepoli nel chiostro di questa abbazia. Il discepolo di sinistra tiene rispettosamente in mano il libro delle Scritture, di cui l'enigmatico straniero lungo la strada chiarisce il senso e la direzione. Assorto in meditazione guarda in avanti, è sul punto di iniziare l'avventura della fede e della sequela, i suoi piedi sono già indirizzati verso il Signore davanti a lui. Il discepolo di mezzo si è rivolto quasi completamente verso il Signore. Pieno di fiducia stende la mano sinistra verso la spalla del Signore e la mano destra è rivolta verso l'alto, facendo un gesto molto simile a quello del Signore. I suoi occhi guardano nella medesima direzione di quelli di Gesù, anzi è già in cammino, seguendo il Signore. Questo pellegrinaggio verso Santiago può significare per ciascuno di noi un'occasione per crescere nella fiducia nel Signore Risorto, quando lungo la via ci rivolge la parola e quando lo riconosciamo nello spezzare il pane. Che anche il nostro cuore possa ardere, di modo che da Compostela - la nostra Emmaus in questi giorni - possiamo tornare pieni di coraggio verso la Gerusalemme delle comunità cristiane nelle nostre diocesi, per testimoniare nel nostro continente riguardo a "Gesù Cristo, vivente nella Sua Chiesa, sorgente di speranza per l'Europa".

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